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lunedì 30 gennaio 2023

Mauro Baio NO MAN’S LAND Luigi Solito Galleria Contemporanea Ex Lanificio, Piazza Enrico De Nicola 46, scala B – piano 1, Napoli A cura di Domenico de Chirico Opening sabato 11 dicembre 2021

 

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Mauro Baio NO MAN’S LAND Luigi Solito Galleria Contemporanea Ex Lanificio, Piazza Enrico De Nicola 46, scala B – piano 1, Napoli A cura di Domenico de Chirico Opening sabato 11 dicembre 2021 – ore 11:00-20:00 PREMESSA In un periodo in cui l’arte contemporanea appare sempre più indirizzata verso una deriva tecnologica, con la crypto art che arriva nelle aste e con le “mostre immersive” in cui spesso non è presente nemmeno un’opera d’arte, la Galleria Luigi Solito – come sempre in controtendenza e anche velatamente opposta ai circuiti di massa e in questa occasione al sistema degli NFT – ha invitato l’artista Mauro Baio a realizzare la sua prima personale a Napoli in contrapposizione ai trend attuali. Stimolato anche dal curatore Domenico de Chirico, Baio si è cimentato nella sfida di realizzare, oltre alle tele inedite, anche un grande lavoro sitespecific che può considerarsi “immersivo” ma non virtuale: un’installazione che invade tutta un’area della galleria (più di ottanta metri quadri) con un’opera in cui lo spettatore può immergersi senza l’ausilio della tecnologia, senza l’utilizzo di un visore né tantomeno di uno smartphone, ma solo con la propria presenza fisica e in modalità analogica per “entrare” nell’opera interamente realizzata in situ dal giovane artista. L’esperienza è totale e invade tutti e cinque i sensi, come del resto è la semplice realtà. INTRODUZIONE No man’s land, ovvero “terra di nessuno”, anche detta dead zone: “zona morta”. È la parte del campo da tennis compresa fra le aree di servizio e la linea di fondocampo. Viene chiamata così perché chi si trova in quella zona del campo è in svantaggio tatticamente e facilmente attaccabile dall’avversario; in quell’area risulta complicato giocare sia un colpo di tipo difensivo che d’attacco. Ci sembrava appropriato questo titolo, anche se può essere in parte fuorviante, sia per la filmografia esistente che soprattutto per il significato geopolitico cosi tanto attuale. Ma superati i primi riferimenti – che possono affiorare in chi legge – ci si imbatte nella figura di Mauro Baio: giovane artista che presenta la sua prima personale in assoluto nella nostra Galleria. Ed è il suo primo intento farci mettere “piede” in quella sua zona di “gioco”. La sua storia personale è tanto vera ed esplicita da non aver bisogno di essere letta, così come la sua ricerca sulla luce che si traduce in una rassegnazione luminosa. Ciò che ci mette davanti agli occhi è un ex novo iniziatico, fermo. Una tabula rasa così tanto pronta all’uso che preferiamo abbandonarla prima di averla, per amarla intatta. La sua solitudine positiva ci proietta in una serenità illusoria che attraversa e supera anche la noia. Le sue rigide strutture formali, le campiture di colore e le linee architettoniche tradiscono una percezione cromatica in cui il colore cambia a seconda dell’ambiente, fornendo qualcosa di singolare ma dal duplice valore che ci permette di osservare attraverso questo contrasto la complessità del modo di vedere il mondo. Nelle sue “finestre” che si affacciano su scenari perfetti e irraggiungibili, delimitati e isolati, fanno eccezione le precise aperture nelle sezioni che innescano un dialogo tra interno ed esterno. La luce che leggiamo dalle ombre ci dona un senso di tranquillità, un silenzio dominante figlio anche della totale assenza di figure umane. Un’utopia naturalistica in un universo metodologico, fatto di una meditazione paziente e profonda, attraverso il ritmo dei contorni e dei riflessi che disegnano uno scenario banale, quel banale che appare interessante, proprio come spesso è la vita vera. (L.S.)

Direttore editoriale
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