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domenica 26 marzo 2023

Dal 6 ottobre stop alle euro 4 a Napoli, ma del blocco nessuno sembra essersene accorto.

Dal 6 ottobre stop alle euro 4 a Napoli, ma del blocco nessuno sembra essersene accorto.Dal 6 ottobre l’ordinanza del Comune di Napoli “Azioni per il miglioramento della qualità dell’aria” ha ampliato il divieto di circolazione anche ai veicoli ad alimentazione diesel di categoria Euro 4. Dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 18:30, il blocco della circolazione su tutto il territorio cittadino interessa, non solo tutte le autovetture ed i veicoli commerciali Euro 0 ed Euro 1 (comprese le “auto d’epoca” e/o “storica”), ma anche le autovetture ed i veicoli commerciali ad alimentazione diesel di categoria N1, N2 e N3 inferiori o uguali ad Euro 4 ed i motoveicoli e ciclomotori di categoria inferiore o uguale ad Euro 2.
Esistono alcuni casi di deroga, ma, per tutti gli altri, la violazione del blocco del traffico prevede una multa da 168 a 678 euro e, in caso di recidiva nell’arco di un biennio, si rischia la sospensione della patente dai 15 ai 30 giorni.
Lo stop è ormai in vigore da giorni, ma sembrerebbe che le abitudini dei napoletani non siano cambiate. Che l’ordinanza avesse prodotto pochi effetti sembrava scontato, soprattutto considerando che, come confermato dallo studio di settore presente in calce alla proposta di delibera, la classe dei veicoli oggetto dell’intervento rappresenta la maggior parte di quelli in possesso in città. Eppure, gli amministratori comunali, poco prima della vigilia delle elezioni, hanno deciso di congedarsi confermando quanto deciso già da oltre un anno e mezzo.
In un periodo economico travagliato dagli effetti della pandemia ed in una regione in cui le inefficienze del trasporto pubblico perdurano e rendono spesso necessario il ricorso all’auto privata, il divieto di circolazione imposto dal 6 ottobre rappresenta una decisione, quantomeno, “intempestiva”. Legambiente ha recentemente etichettato il trasporto pubblico campano come indecente ed allo sfascio, evidenziando, nel periodico report Pendolaria, come l’età media dei treni in servizio sulla rete regionale raggiunga quasi i venti anni. Si pensi che tra il 2011 ed il 2019 il calo dei pendolari è stato vertiginoso (in netta controtendenza con il resto d’Italia), registrando un decremento del 44%. Complice anche il calo dell’offerta, che, su alcune linee suburbane, ha raggiunto addirittura il meno 30%.
Una buona fetta dei fondi stanziati dal Next Generation EU sarà dedicata ai trasporti e potrebbe rappresentare, finalmente, la svolta verso un sistema efficace, efficiente e sostenibile. Non sarebbe forse stato meglio attenderne i primi effetti, prima di applicare un divieto del genere che, potenzialmente, potrebbe scatenare dei preoccupanti effetti sociali ed economici? Di certo il Recovery Plan avrebbe potuto offrire una valida alternativa ai nostri amministratori, mentre, purtroppo, la maggior parte di coloro che sono stati colpiti dalla delibera in vigore dal 6 ottobre, di alternative potrebbe non averne.
Umberto Esposito

Direttore editoriale
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