TERRONE IL SUD

DAL MESPI: IL BUON ESEMPIO COMINCIA DAI TAGLI VOLONTARI AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI E PURE DA QUELLI DEGLI ALTI BUROCRATI

TERRONE IL SUD

 

DAL MESPI: IL BUON ESEMPIO COMINCIA DAI TAGLI VOLONTARI AGLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI E PURE DA QUELLI DEGLI ALTI BUROCRATI

Il Presidente del Movimento “Economico Social Popolare Intereuropeo Culturale” con sedi a Roma, Napoli e Milano, sodalizio che ascolta i bisogni della gente per portarli al tavolo delle Istituzioni, ingegner Francesco Terrone, scrive al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con la richiesta di rivedere al ribasso, almeno per un anno, le paghe statali più spropositate, e così, dopo i benefici fiscali, puntare dritti ad una più equa distribuzione del reddito.

Gentile Presidente Giuseppe Conte,

stiamo tutti vivendo un tempo molto difficile. Una pandemia inaspettata, perfida, pervicace, sconcertante, con cui ci confrontiamo, con evidenti sostanziali differenze, ricchi, meno ricchi, borghesi, popolo, chi tira alla giornata, i poveri, i disperati, quelli precipitati di colpo nel baratro. Tutti. Le attività produttive devono necessariamente riattivarsi, non c’è dubbio. Le industrie rimettersi in moto, come le iniziative commerciali e le cosiddette “partite iva”: insomma, il sistema Italia deve ripartire presto e in sicurezza.

Un buon padre di famiglia sa che è importante mettere da parte denaro da poter utilizzare nei momenti critici. Fino ad ora, invece, i vari governi e le politiche che ci hanno amministrato hanno fatto ben poco per generare risparmio utile per tutti i cittadini, e per mettere in sicurezza la nazione. Anzi, sono riusciti a portare il deficit dell’Italia a livelli elevatissimi e pericolosi anche in tempo di pace e tranquillità. Grave, molto grave, visto che oggi, in questa emergenza sanitaria, sociale ed economica, sarebbe stato utile poter contare su un assetto economico più forte, come Germania, Francia, Paesi Bassi, Paesi Scandinavi, con tutti gli italiani che giustamente chiedono di poter ripartire potendo contare su liquidità statale accessibile e disponibile e finanziamenti a fondo perduto.

Purtroppo, o per fortuna, è toccato a Lei dover gestire questa impasse. Una cosa difficile, con grandi responsabilità, che non vogliamo giudicare. Ma nel chiederci come andare avanti, questo è il problema, sapendo di non avere l’albero di Pinocchio per produrre denaro, a cospetto ad un’Europa che per egoismo o per incapacità non sa gestire, non vuol decidere, tentenna, mentre il tempo invece corre inesorabile, la domanda semplice e drammatica è: dove prenderemo tutti questi soldi necessari per risollevarci?

Non sono un’economista, ma un imprenditore che fa i conti con l’economia reale. Anch’io, come tutti, sono alle prese con le difficoltà del momento, convinto che comunque ci riprenderemo, perché l’Italia è un grande Paese, il più bel Paese del mondo. Ma per riprenderci, dobbiamo fare necessariamente un grande lavoro di squadra, remando tutti nella stessa direzione. E’ indispensabile. E perciò, nei momenti di difficoltà, si sa, servono anche i buoni esempi per avvicinare i cittadini alle istituzioni, per trovare la forza di ritornare forti e volitivi.

E allora, al di là delle varie “misure”, che non discutiamo nemmeno queste, egregio Presidente, una ora è prioritaria a tutte e non può essere elusa: il taglio, almeno per 12 mesi, dei costi della politica (a partire dagli stipendi dei Parlamentari) cui solo alcuni si sottopongono in modo volontario. Sarebbe una bella sfida, un “beau geste”, e vi renderebbe onore di fronte ad ogni cittadino italiano, oltre che darebbe ulteriore significato a quanto di buono è stato fatto finora per salvare l’Italia dal nuovo temibile nemico.

Accanto a questa misura, ne è necessaria un’altra uguale e parallela, e un po’ “rivoluzionaria”, ma altrettanto giusta e sacrosanta: il taglio proporzionale dei megastipendi dell’apparato dirigenziale dello Stato, di chi guadagna più di 400 mila euro l’anno, non più inaccettabile a meno di voler inneggiare alla rivolta popolare. Infine, dolorosa, ma anche questa necessaria, un’imposta sui patrimoni superiori ai 500 mila euro. Misure “impopolari”? Direi di no, al contrario, misure “popolarissime”, concreta economia, che farebbero bene al riequilibrio sociale e alla credibilità di Governo e Stato.

Questo “buon esempio” potrebbe e dovrebbe naturalmente affiancarsi ad una dilazione dell’Iva, al blocco delle cartelle esattoriali e alla redistribuzione del reddito con la reale attuazione dell’art. 53 della Costituzione, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Come nelle vecchie comunità cristiane, sarebbe allora veramente bello e giusto, così pensiamo, poter condividere e dividere in parti. Una proposta, questa mia, fatta prima che da Presidente del M.E.S.P.I. – Movimento Economico Social Popolare Intereuropeo Culturale (il nuovo, e credo anche, importante sodalizio con sedi a Roma, Napoli e Milano, che ascolta i bisogni della gente per portarli al tavolo delle Istituzioni, che con orgoglio appunto presiedo) da cittadino che vorrebbe un Paese più giusto e solidale.

Con i migliori saluti.

Ing. Francesco Terrone

Direttore editoriale

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